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Il potere della vulnerabilità

 

Sono venuta a conoscenza di questo splendido intervento sulla vulnerabilità da Maurizio Testa all’interno del gruppo Linkedin Teamforce e ne è scaturito un confronto molto appassionante.

Riconoscere la propria vulnerabilità significa accettare la propria imperfezione e aiuta ad essere più tolleranti verso sé stessi e  gli altri.

La chiave è proprio la consapevolezza della nostra vulnerabilità. Se accettiamo di essere vulnerabili, riusciamo a essere più aperti, più disponibili verso gli altri; proprio perché non siamo perfetti non dobbiamo aspirare alla perfezione con una bramosia che altro non è che l’altra faccia del livore.

Altro aspetto interessante, emerso in questo brillante intervento, è proprio che l’accettazione della vulnerabilità è l’elemento chiave della nostra autenticità,che consente di essere sé stessi in ogni circostanza.

Inoltre è estremamente vero che non si può fare una selezione delle nostre emozioni. Non possiamo decidere a comando se provare o non provare una determinata emozione o sensazione. Possiamo solo sviluppare la nostra capacità d’interpretazione della nostra emotività guidandola benevolmente.

E talvolta lasciandoci guidare da essa.

 

 

Quali sono i confini

Oggi sono in vena di qualche riflessione. Profonda. 

E come ogni riflessione che si rispetti, si inizia sempre con le domande, con i dubbi, con le esitazioni, con le incertezze.

Ho imparato che le certezze si sgretolano e però si riformulano continuamente. Ho imparato (e lo faccio quotidianamente) ad ascoltare me e le persone che mi circondano in un’ottica diversa.

Ho appena finito di leggere un saggio del teologo Vito Mancuso “La vita autentica” edito da Raffaele Cortina Editore, in cui egli suggerisce che il seme del dubbio e la ricerca della propria autenticità sono i fari della nostra esistenza. 

Siccome sono una convinta sostenitrice della serendipity, oggi che che cosa trovo?

Questo breve fiilmato, eccellente nella realizzazione e con una musica incantevole in cui la

domanda è : qual è il confine tra la vita e la morte?

“I confini che dividono la vita dalla morte sono abbastanza vaghi e pieni di ombre. Chi sa dirci dove finisce l’una e inizia l’altra?”  Edgar Allan Poes                     

Parte il corso “Ascolta e comunica” su Insegnalo

 

  Ho il piacere d’informarvi che parte il corso “Ascolta e comunica” su Insegnalo.it.

Il corso è suddiviso in tre webinar live (27 aprile – 4 maggio – 11 maggio ore 20:45)

Il programma e gli approfondimenti sono disponibili nel link allegato.

http://www.insegnalo.it/i-corsi-di-insegnalo/evolvere-coaching-e-sviluppo-personale/item/ti-ascolto-tecniche-comunicazione-efficace

Che cosa è un momento

Come descrivere un momento? Certo, anche le parole aiutano. I romanzi e gli ottimi classici sono pieni di vivide descrizioni di singoli momenti. Come non ricordare Proust o Tolstoj, solo per esempio.

 

Però le immagini aiutano ad esplorare meglio il nostro inconscio e la visualizzazione agevola l’emersione delle nostre emozioni.

 

Ditemi pure che cosa ne pensate.

Slide webinar gratuito “Ti Ascolto.Tecniche di comunicazione efficace”

Ecco le slides relative al webinar gratuito “Ti ascolto. tecniche di comunicazione efficace” tenuto su Insegnalo.it, il 23 marzo.

Buona lettura e vi aspetto anche qui per discutere insieme.

http://www.slideshare.net/BarbaraPuccio/free-webinar-ti-ascolto-tecniche-di-comunicazione-efficace-23marzo2012-12191827

E prossimamente su Insegnalo.it !

Inizia la collaborazione con Insegnalo, guarda il video e segui il primo webinar live gratuito previsto il 23 marzo alle ore 20.30.

Save the date!

Come essere autentici nel business

Come rendere e far percepire autentica la vostra offerta? Su questo presupposto si basa l’intervento del consulente Joseph Pine nel video che oggi vi propongo.

Egli afferma che c’è un paradosso di base: nessuno può fare un’esperienza non autentica, ma nessun business ne può fornire una.

Perché tutti i business sono oggetti fatti dall’uomo; il denaro è coinvolto in tutti i business; tutti i business hanno a che fare con l’uso di macchinari, e tutte queste cose producono qualcosa di non autentico.

Allora, come restituire autenticità, è la domanda. State dando autenticità?

Lionell Trilling, nel suo determinante libro sull’autenticità, “Sincerity e Autenticity” (Sincerità e Autenticità) - uscito nel 1960 - sottolinea come punto importante il momento in cui l’autenticità è entrata nel lessico.

Joseph Pine cita Shakespeare e la sua tragedia, Amleto. E c’è una parte in questa tragedia, Amleto, dove il più falso di tutti i personaggi di Amleto, Polonio, dice qualcosa di profondamente vero. Alla fine di una lunga lista di consigli che sta dando a suo figlio, Laerte, dice questo:

Sii fedele a te stesso. E ne seguirà, come la notte al giorno, che non sarai mai falso con nessuno.

E questi tre versi sono il cuore dell’autenticità.

Ci sono due dimensioni dell’autenticità: la prima, essere fedeli a se stessi, che è diretta a noi stessi. La seconda è diretta agli altri: essere ciò che si dice di essere agli altri.

 

Come intendere l’ascolto

Qualche tempo fa ho preparato questa presentazione sull’ascolto, concentrandomi n modo particolare sull’ascolto attivo e sulla percezione dell’ascolto che noi abbiamo, a volte distorta, a volte incentrata troppo su noi stessi.

 Ascoltare in modo passivo presuppone, spesso inconsapevolmente, un atto di chiusura e di difesa del proprio piccolo mondo.

Bisogna guardare con nuovi occhi e accorgersi che ognuno di noi può fare la differenza, perché “portatori sani” di individualità.
Siamo sempre lì: “non è perché le cose sono difficili che non osiamo. E’ perché non osiamo che ci sembrano difficili, scriveva Seneca.

http://www.slideshare.net/BarbaraPuccio/lascolto-attivo

5 Piccoli Esseri_Una parabola sulla comunicazione

Vi propongo una versione “rivisitata” della mia breve parabola sui 5 piccoli esseri dediti alla comunicazione, pubblicata anche altrove.

C’era una volta un fantastico mondo abitato da 5 piccoli esseri molto affiatati tra di loro,dai nomi un pò bizzarri: Uditor, Tattol, Olfattos,Gustof, Vistak.

Tra loro si era immediatamente instaurata una perfetta sintonia, un’armonia rara fatta di piccoli gesti e di amorevoli accortezze.Tutti e cinque i nostri esseri possedevano un dono magico: regalavano sensazioni.
Essi erano compresenti e simbiotici, mai predominanti uno sull’altro. Ognuno a modo proprio aveva il suo vezzo preferito.
Uditor prediligeva la musica, Gustof amava la buona tavola e Olfattos adorava annusare qualsiasi sostanza.

Un giorno, durante una delle loro scorribande preferite nel cervello di un povero essere definito UMANO, scommisero che chi di loro per primo avesse predominato sugli altri nella mente umana avrebbe vinto la partita della comunicazione.

Comunicazione? Era forse un sinonimo di vita? Beh, in realtà i nostri piccoli cinque esseri non conoscevano la parola comunicazione, ma erano consapevoli della sua essenza.
Essi decisero di affinare ulteriormente le loro eccelse facoltà, dando avvio ad una sana competizione. Vistak si immerse nello studio del potere persuasivo costituito dalle immagini, forte della sua facoltà tanto da diventare strategia cardine delle strane scienze umane quali pubblicità e marketing. Contemporaneamente Uditor si prodigò nel dimostrare che l’evocazione di una voce era un bisogno insopprimibile dell’essere definito UMANO, così forte da annientare qualsiasi immagine.
Naturalmente Tattol, Olfattos e Gustof non erano da meno e mostrarono come le loro facoltà consentissero all’essere definito UMANO di fargli provare sensazioni primordiali e istintive,come il caldo e il freddo.

 

Ahimè, durante la loro accesa competizione, i nostri piccoli eroi avevano perso di vista, (pardon anche Vistak!! ) la ragione ultima della loro scommessa: la comunicazione. E non si erano neanche accorti che l’inerme essere definito UMANO aveva da sempre scelto la loro essenziale complementarietà.”

E la parabola continua…
“…mentre i 5 litigavano, arrivò lui, quel gran mattacchione di senso detto Humour…Humour non disse nulla…

Solo una sonora, coinvolgente risata: e i cinque si azzittirono per un momento, stupiti, e poi cominciarono a ridere anche loro a crepapelle.Avevano capito quanto era da idioti farsi guerra per avere la supremazia.

Cercarono di comunicare in tutti i modi quanto avevano capito ad UMANO.Pare che lui, nonostante tutta la buona volontà e la bravura dei cinque sensi, non sia riuscito con altrettanta facilità e immediatezza a percepire lo stesso concetto.”

Fine del mondo? Ne inizia un altro

L’ispirazione di questo post è nata grazie alla lettura delll’editoriale di Massimo Gramellini su la Stampa  di oggi 21 dicembre 2011 che riporto integralmente:

 

“È il 21 dicembre e il mondo finirà fra un anno: minuto più, minuto meno. Considerato l’anno che ci aspetta, potrebbe essere persino un sollievo. Io la scena la immagino così: un ultrasuono che perfora soltanto gli orecchi dei pigri e dei vigliacchi, i quali per la disperazione corrono a sfracellarsi contro un muro invisibile, osservati con vivo stupore dal resto dell’umanità. Mi resta dunque un anno a disposizione per smettere di essere pigro e vigliacco. Per foderarmi gli orecchi con la cera della passione. Cosa si può fare in un anno che non si è fatto mai? Mi vengono in mente solo fantasie musicali. Ballare un tango con i delfini, addormentarsi sopra un organo a canne suonato dal mare (esiste, è in Croazia), ascoltare a palla in un deserto la canzone più straziante della storia, che per un punkettaro impunito come me rimane «My way» nella versione di Sid Vicious.

Però si possono fare cose altrettanto sfiziose a chilometro zero. Per esempio afferrare il tempo, governarne la fluidità e plasmarla ai nostri scopi. Smettere di lamentarsi, di fare le vittime, di aspettarsi dagli altri la soluzione dei nostri problemi. Diventare adulti. Profondi ma leggeri. Voler bene alle persone a cui si è scelto di voler bene. Leggere Charles Dickens o chi volete voi, purché oltre alla tecnica abbia un’anima, oltre al cinismo un sogno. E le vere profezie dei Maya, per scoprire che il 21 dicembre 2012 non finirà un bel niente, semmai comincerà qualcosa. Qualcosa che sarebbe meglio far cominciare già adesso, anche dentro di noi.!”

La domanda che sorge spontanea a questo punto è:

 

Che cosa dobbiamo fare per avere o meglio ottenere una nuova vita?

Restare in ascolto, di sé stessi e degli altri ed attivare due meccanismi così profondamente nostri, ma tenuti in disparte senza nessun valido motivo :  la generosità e l’autenticità.

Solo grazie ad esse riusciremo ad aprirci e ad avremo la possibilità di governare la fluidità del nostro tempo e di plasmarla ai nostri scopi, come sostiene Gramellini.

Ecco per chiudere questo post , vi lascio con la citazione di questo pensiero di G.Friedmann:

“Fare il proprio volo  ogni giorno! Almeno un momento che può essere, purché sia intenso. Ogni giorno un esercizio “spirituale”, da solo o in compagnia di una persona che vuole parimenti migliorare. Esercizi spirituali. Sforzarsi di spogliarsi delle proprie passioni, delle vanità, del desiderio di rumore intorno al proprio nome. Fuggire la maldicenza. Deporre la pietà e l’odio.  Amare tutti gli uomini liberi. Eternarsi superandosi.”

Dài, che forse è meglio vivere che guardarsi vivere…